Aggiornato
04.03.2010


POESIE - PAUL MARIE VERLAINE


Paul Marie Verlaine

a cura di Gaetana Pulcini

 

Paul Marie Verlaine nasce il 30 Marzo 1844 a Metz (cittadina del nord-est della Francia), in una famiglia piccolo borghese, sin da ragazzo inizia a scrivere poesie ed è proprio in quegli anni, che rivela la sua difficile personalità, fatta di tenerezze ed impreviste crudeltà. Trasferitosi con la famiglia a Parigi, qui studia nel collegio Institution Landry, ma i risultati scolastici non sono eccellenti, tanto che rimasto anche orfano del padre, si impiega in una compagnia di assicurazioni.

In ogni modo, all’età di 18 anni, consegue il baccalaureato (1) in lettere, per poi iscriversi alla facoltà di giurisprudenza, che ben presto dovrà abbandonare. È questa l’epoca della scoperta di Charles Baudelaire, Pierre Gautier e del Parnassianesimo (movimento poetico francese della seconda metà del XIX secolo, che tende al recupero del classicismo rinascimentale, all’esclusione dell’emotività e del sentimentalismo nell’arte, la quale diventa impeccabile, impassibile, pura. Alcuni suoi aspetti influenzarono in Italia Carducci, Pascoli e D'Annunzio).

Ateo e repubblicano, il poeta segue con attivismo artistico, le evoluzioni del suo tempo nel campo letterario, pittorico e musicale, ma dietro ad un equilibrio apparente, si nasconde una grave instabilità psichica. Nel 1866 pubblica i “Poemi Saturnini”, la sua prima vera raccolta, dove è evidente la percezione di un destino travagliato, del pessimismo e dell’angoscia. Tre anni dopo è la volta di "Feste Galanti ", opera ispirata alle tele del pittore Antoine Watteau e all’arte del 700, in cui traspare la nostalgia, i sentimenti semplici, autentici e profondi. Lo stesso anno, Verlaine conosce Mathilde Mauté de Fleurville, per la quale compone “La Buona Canzone”, elegiaca espressione della raggiunta armonia e serenità coniugale.

Tuttavia tale legame durerà poco, compromesso dagli eccessi del poeta e travolto dalla folle e tremenda relazione con il giovane poeta Arthur Rimbaud. Privo di difese, svela la sua duplicità sessuale e abbandona per sempre la moglie, in attesa del figlio Georges, per seguire l’amico prima in Inghilterra e poi in Belgio: episodi che aggravano una profonda crisi religiosa, espressa in “Romanze senza parole” (1874). Ma la passione omosessuale si conclude tre anni dopo, a Bruxelles, con un colpo di pistola che Verlaine spara ad un insofferente Rimbaud, deciso a lasciarlo. Nel silenzio della cella, l’artista recupera una pace interiore che lo porta alla conversione religiosa e alla raccolta di liriche di alto contenuto sacro.

Nasce così il capolavoro "Sagesse", il quale gli assicura una giusta fama e un posto di rilievo nel dibattito culturale di fine secolo, infatti tale componimento letterario è ritenuto, da molti critici, interessante e singolare, insolito per un “poeta maledetto”. Ma anche l'ispirazione mistica dura qualche anno, per lasciare il posto a dissolutezze di ogni tipo, compreso l’alcoolismo. Nel 1884 pubblica “ I poeti maledetti", una raccolta di saggi su poeti sino ad ora sconosciuti e decisi a confinarsi tra rivolta ed emarginazione: Stéphane Mallarmé, Tristan Corbière, Arthur Rimbaud e se stesso, dietro l'anagramma di Pauvre Lelian. Suo malgrado, sarà riconosciuto come il massimo esponente della scuola “decadente” e quindi inserito attivamente nelle conferenze e caffè letterari.

Nel 1888 è data alle stampe la raccolta “Amour”, dove Verlaine piange la morte del giovane amante/figlio Lucien Letinois, morto di tifo durante il servizio militare: ancora una volta un vincolo ambiguo ed esagerato; ancora una volta solo e disperato. Nel 1894, ritenuto il risultato più alto del simbolismo, viene eletto "principe dei poeti", che gli consentirà di avere una rendita mensile, sino alla sua morte avvenuta a Parigi l’8 Gennaio 1896.

La vita di Paul Marie Verlaine è avventurosa come quella di un romanzo, dove la quotidianità perversa si intreccia con gli insegnamenti dei maestri del passato. Uno spirito cinico, disilluso, combattuto tra rigore e incertezza, che trascina la sua esistenza tra miseria e relativo benessere. Nelle sue poesie c’è tutto il suo mondo, come tasselli di un mosaico che compongono i lineamenti di un poeta rivoluzionario, irruente e libertino, i cui rapporti umani con donne e uomini sono ossessioni difficili da soffocare.

(1) Nel curriculum di studi teologici è il primo titolo di studio che si ottiene. Oggi è l’equivalente di un diploma universitario.

 




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