Aggiornato
11.02.2010


POESIE - GIOVANNI VERGA


Le storie del castello di Trezza

tratto da "Primavera e altri racconti" - 1877
a cura di Gaetana Pulcini

 

La signora Matilde era seduta sul parapetto smantellato, colle spalle appoggiate all'edera della torre, spingendo lo sguardo pensoso nell'abisso nero e impenetrabile… Luciano, in piedi accanto alla signora, sembrava cercasse leggere quali pensieri
si riflettessero in quegli occhi impenetrabili come l'abisso che contemplavano. Gli altri della brigata erano sparsi qua e là per la spianata ingombra di sassi e di rovi, ciarlando, ridendo, motteggiando;
il mare andavasi facendo di un azzurro livido, increspato lievemente, e seminato di fiocchi di spuma.

Alcuni pescatori poi ch'erano andati sul mare assai prima degli altri, raccontano d'aver visto l'anima della baronessa, tutta vestita di bianco, come una santa che ella era, sulla porta della guardiola lassù, e passeggiare tranquillamente su e giù per la scala rovinata, ove un gabbiano avrebbe paura ad appollaiarsi…

Il mare era levigato e lucente; i pescatori sparsi per la riva, o aggruppati dinanzi agli usci delle loro casipole, chiacchieravano della pesca del tonno e della salatura delle acciughe; lontan lontano, perduto fra la bruna distesa, si udiva ad intervalli un canto monotono e orientale, le onde morivano come un sospiro ai piedi dell'alta muraglia;
la spuma biancheggiava un istante, e l'acre odore marino saliva a buffi, come ad ondate anch'esso…

 




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