Aggiornato
14.08.2008


POESIE - SALVATORE QUASIMODO


Salvatore Quasimodo

a cura di Gaetana Pulcini

 

Salvatore Quasimodo (1901-1968) nasce a Modica, in provincia di Ragusa, da genitori greci originari di Patrasso. Tale discendenza condiziona gli interessi futuri del poeta, così come il profondo amore per la Sicilia, dominata dalla cultura ellenica. Fin dai primi anni di vita, conosce il trauma della separazione, dei persistenti spostamenti ed esili, tutto ciò marchia la sua vita e produzione letteraria, elaborando una caducità dell’essere, una continua esposizione al caso e alle forze sconvolgenti del creato: un esempio è dato dalla poesia “Ed è subito sera” (1942), una lirica di osservazione intensa della natura e di meditazione umana, che si sofferma sul suono e non sul significato delle parole, sullo spazio dato al silenzio.

Nel 1908 la famiglia si trasferisce a Messina, proprio nei giorni seguenti
al tragico terremoto, albergano per lungo tempo in un carro merci, dato
che il padre è capostazione ed è stato trasferito in quella sede per
rendere efficiente la rete ferroviaria, anch’essa ridotta in macerie.
Tanta devastazione, scoramento, tormento dei superstiti, diventano per
lui una testimonianza indelebile. Dopo l'infanzia vissuta in Sicilia, lavora
a Roma, Reggio Calabria, Firenze e qui nel 1929, conosce il gruppo della rivista “Solaria”, nella quale pubblica la prima raccolta di poesie “Acque e terre” (1930).

Nel 1934 si trasferisce a Milano dove, dopo
un breve periodo nella redazione de “Il Tempo” come critico teatrale, consegue la cattedra di letteratura italiana al Conservatorio. Il momento più alto della sua produzione letteraria arriva con le traduzioni dei Lirici greci (1940), celebrati per la loro originalità e purezza, per il linguaggio libero dalle oscurità dell’ermetismo, dall’idea
che la poesia debba spiegare l’assoluto.
La seconda Guerra Mondiale e la Resistenza operano un intenso cambiamento nel suo vivere personale e artistico, in una tale cornice storica è palese come i versi non hanno più una missione consolatoria, ma civile e sociale e come il poeta abbia altri doveri, altri incarichi urgenti: l’intellettuale ha il compito di "rifare l’uomo", come lo stesso Quasimodo scrive in un articolo stampato su “La Fiera Letteraria” nel 1947.

La poesia di questo periodo, è ricerca convulsa della parola spoglia, sobria, cruda e realistica, di dura condanna verso chi persevera nella follia bellica, con una supplichevole preghiera ai giovani nel dimenticare le mostruosità dei loro padri, per costruire un mondo nuovo su basi di fratellanza: indice della sua fiducia nel futuro e negli uomini più saggi. Nel 1959, è insignito del premio nobel per la letteratura, il suo “Discorso sulla poesia” racchiude la propria ricerca culturale: ” La posizione del poeta non può essere passiva nella società: egli modifica il mondo. Un poeta è tale quando non rinuncia alla sua presenza in una data terra, in un tempo esatto, definito politicamente...”

Muore nel 1968 per emorragia cerebrale, mentre coordina un premio di poesia ad Amalfi, il suo corpo riposa nel Cimitero Monumentale di Milano. Quasimodo, carattere pensoso, riflessivo, umano, raggiunge soluzioni originali sul piano artistico-poetico, rispondendo al bisogno di verità che anima l’uomo. Un interprete della solitudine, di un sostenuto distacco; un celebratore del senso del mistero e del celere morire dei sogni. La sua poesia è attuale, splendida, satura di misticismo, suscitando nella mente del lettore una vitalità matura e serena. Un artista che ha avuto il coraggio della realtà.

 




HA SCRITTO

Una sera,
la neve
Sera nella valle del Masino Cavalli di luna
e di vulcano
Isola
La conchiglia marina
Spiaggia a Sant'Antioco
S'ode ancora
il mare
Lamento per
il sud
L'alto veliero
Nell'antica luce delle maree
Fresca marina

 

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