POESIE - PABLO NERUDA
Pablo Neruda
a cura di Gaetana Pulcini
Neftalì Ricardo Reyes Basoalto (1904-1973), noto ai contemporanei con lo pseudonimo di Pablo Neruda, in onore del poeta cecoslovacco Jan Neruda (1834-1891), nasce a Parral (Cile) da una famiglia modesta, orfano di madre a soli due mesi dalla nascita, si trasferisce con il padre a Temuco, dove trascorrerà l'infanzia e l’adolescenza. A soli tredici anni scrive un articolo "Entusiasmo y perseverancia" (Entusiasmo e perseveranza) sul giornale locale "La Mañana", palesando una passione per la letteratura, incoraggiata anche da Gabriela Mistral (1889-1957), sua educatrice durante la formazione scolastica e prima donna latinoamericana a vincere il Premio Nobel per la letteratura, nel 1945.
Nel 1921 si iscrive alla facoltà di Letteratura francese dell’università di Santiago e due anni dopo, pubblica i suoi primi versi “Crepusculario”, seguito da “Veinte poemas de amor y una canción desesperada” (Venti poesie d’amore e una canzone disperata), una raccolta di poesie di trama voluttuosa, che nonostante le dispute dell’epoca, sarà tradotta in molte lingue e apprezzata grandemente dai lettori. Dal 1926 al 1943, ricoprendo la carica di diplomatico del suo paese, conosce e scopre la Spagna, vive l'esperienza della guerra civile non soltanto da spettatore interessato. Questi eventi sono di estrema importanza per il poeta cileno, trasformano il suo animo, le sue certezze, la sua cultura, si converte così ad una poesia di denuncia sociale, di lotta politica, di protezione e difesa del popolo e della Repubblica aggredita, turbata dalla
fucilazione del poeta e drammaturgo Federico Garcia Lorca (1898-1936), ucciso dai fedeli del Generale Francisco Franco (1892-1975), a causa delle sue battaglie contro ogni nazionalismo. In questo periodo, il legame con la penisola iberica diventa più intenso, angoscioso, indimenticabile: sentimenti resi ancor più lancinanti dalla perdita dell’unica figlia Malva Marina Trinidad, affetta da idroencefalite. In Cile, frattanto, è eletto presidente Pedro Aguirre Cerda (1879-1941), di cui Neruda è un simpatizzante, il quale demanda al poeta l’evacuazione di duemila esiliati spagnoli, dai campi profughi francesi, organizzando un viaggio per mare con l’utilizzo della nave Winnipeg.
Nel 1945 ottiene la prima nomina ufficiale come senatore del Partito Comunista cileno, grazie alla frequentazione con Delia del Carril, appassionata militante comunista di ideali marxisti. L'anno seguente, il candidato ufficiale del Partito Radicale cileno alle elezioni presidenziali, Gabriel González Videla (1898-1980), gli propone la direzione della sua campagna elettorale, alla quale si dedica con entusiasmo, ma tale sodalizio avrà un punto di non ritorno: la feroce repressione con cui Videla colpirà i minatori in sciopero. Il dissenso di Neruda giunge al culmine con un discorso appassionato, davanti al senato, intitolato "Yo acuso" (Io accuso), in cui legge l'elenco degli operai tenuti prigionieri nei campi di concentramento. Tale denuncia gli costerà un lungo esilio. Nel 1971 ottiene il Premio Nobel della letteratura, ma prima di morire il 23 settembre 1973, assiste alla decadenza del governo democratico cileno, a causa del golpe del Generale Augusto Pinochet (1915-2006), i cui militari inizieranno a perquisire illegalmente la casa del poeta. Durante una di queste indagini, si narra che Neruda abbia detto agli uomini armati: “Usted se mira alternadamente, es una sola forma del peligro para usted aquí; la poesía” (Guardatevi in giro, c'è una sola forma di pericolo per voi qui; la poesia).
Di lui, scrive la moglie Matilde Urria: “ …Una volta Pablo mi disse: ” Voglio tornare. Non resisto più al desiderio di vedere il mare”. Ebbe per tutta risposta una gran risata mia perché diceva questo mentre passeggiavamo sul lungomare di Viareggio. Lui mi guardò e mi disse:” Ma questo non è mare. Non vedi che non si muove, non ruggisce e neanche odora? Questo non è mare”. Era convinto che i mari civilizzati della Costa Azzurra non fossero mari.” [Mi vida junto a Pablo Neruda. Memorias, Seix Barral, Barcellona 1986]. Pablo Neruda si accosta con la scrittura alla brutalità, avidità e mediocrità degli uomini di potere; scruta l’emarginazione e l’umiliazione del popolo; lascia spazio alla sensibilità, alla capacità di ascolto della natura, alla granitica fiducia nell’individuo e nel disprezzo per i compromessi. Elabora un’opera sull’autodeterminazione dell’uomo, perché dal buio creato dal prossimo, ci si può, prima o poi, liberare…