Aggiornato
14.08.2008


POESIE - MARIO LUZI


Mario Luzi

a cura di Gaetana Pulcini

 

Mario Luzi (1914-2005) inimitabile esponente della poesia italiana, nato a Firenze da genitori originari dell’Amiata, trascorre l'infanzia nei pressi di Sesto Fiorentino e solo in seguito si trasferisce a Siena, dove resta per tre anni. Nel 1929 torna nella sua città natale, qui segue gli studi liceali e universitari, laureandosi in letteratura francese, con una tesi sullo scrittore Francois Mauriac: sono questi anni vitali per la sua maturazione di uomo e poeta. Nel capoluogo toscano, conosce dei giovani intellettuali come Piero Bigongiari (1914-1997), Carlo Bo (1911-2001), Elio Vittorini (1908-1966), Oreste Macrì (1913-1998), Carlo Emilio Gadda (1893-1973), tutti protagonisti della cultura ermetica, testimoni impegnati e sagaci del Novecento.

Traduttore di Paul Verlaine e Arthur Rimbaud, collabora a riviste d'avanguardia quali “Frontespizio”, “Campo di Marte” e “Prospettive”, diventando una delle voci di tendenza del sapere europeo degli anni Trenta, mentre il primo libro di poesie “La barca”, pubblicato nel 1935, è un inno alla meditazione meravigliata della natura. Con i saggi successivi, quali “Avvento notturno” (1940), “Quaderno gotico” (1947), “Onore del vero” (1957), Luzi è collocato nella corrente dell’Ermetismo fiorentino, finché nel 1963 con la composizione “Nel magma”, si nota un mutamento stilistico radicale verso toni drammatici ed intensi, con l’introduzione di un linguaggio d’azione, aperto al teatro, secondo la lezione di Thomas Stearns Eliot (1888-1965). Nel 2004, all’età di novant’anni, riceve dal Presidente della Repubblica l’investitura di senatore a vita, a tal proposito dirà: “Facendo un bilancio di tanti anni, direi che non ho avuto molto. Ho ricevuto gratificazioni da singole persone, che hanno espresso apprezzamento della mia poesia. Ma dall’ufficialità non ho avuto molto…”.

La nomina desta approvazione tra gli intellettuali e opinioni ostili della critica, la quale non discute sulla bellezza ed eleganza dei suoi versi, ma sulla creazione di un nuovo immaginario e di un nuovo lessico. Mario Luzi muore a Firenze nel 2005, a ricordo della sua originalità e del profondo dovere civico, è stata collocata una lapide nella Basilica di Santa Croce, infatti nella sua lunga vita, ha avuto sempre a cuore il futuro della Costituzione italiana e dell’Italia stessa, contemplata come visione meravigliosa, un’illusione per gli occhi e il cuore, troppe volte svenduta e vilipesa. Il tema centrale della poesia luziana è la celebrazione dei valori interiori dell’uomo, se pur con cadenze dolorose, perché così è la quotidianità in lotta con uno spirito che mira al divino: un poeta mistico, capace di raccontare quello che è celato, di intrecciare brani di storie mai raccontate, tra filosofia e poesia, tra razionale e spirituale. Il verso seduce e divide, è uno spazio indipendente, dove esistono pensieri e non testimonianze perentorie, libertà e non servitù.

Dirà il poeta di se stesso: “Sono un uomo che ha fatto una lunga strada senza sapere dove questa portasse. Ho lavorato, ho scritto..Ma chi sono lo potrò capire in extremis. Forse”. Egli non si è ancorato ad una poesia recante elogi e riconoscimenti, ha analizzato altre soluzioni, ha osato indipendenza nel giudizio, ha avuto la capacità di trascendere la vita artificiosa e andare oltre, di incontrare altre condotte letterarie, altri versi insofferenti e in movimento. Basti ricordare le narrazioni di paesaggi impraticabili e desolati, scavati dal vento; l’abbraccio fraterno, incantevole e selvaggio tra l’uomo e la natura; la ricerca di un nesso tra essere e divenire, trasformazione e conservazione, nell’utopia di una sopravvivenza alla morte del corpo. Un uomo alla continua ricerca personale delle afflizioni del mondo, a volte oscure ed aberranti, a volte chiare e accettate da tutta l’umanità.

 




HA SCRITTO

Il Giudice
Presso il Bisenzio
Monologo
Al fuoco della
controversia
La notte lava
la mente
Croce di sentieri
Prima di sera
L'immensità dell'attimo
Fiume da fiume
Avorio
Per mare
Sulla riva
Alla vita

 

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