Aggiornato
14.08.2008


POESIE - CHARLES BAUDELAIRE


Charles Baudelaire

a cura di Gaetana Pulcini

 

Charles Baudelaire (1821- 1867) poeta e critico d’arte di enorme sagacia, traduttore di E.A. Poe, dandy e "scrittore maledetto". Tra i maggiori studiosi di problemi estetici del suo tempo, la sua arte poetica non è facile da circoscrivere, non a caso il suo stile ha dato origine al concetto di “poesia pura”, aprendo così al simbolismo, allo sperimentalismo di Mallarmé: scuole di pensiero mediatrici tra la poesia dei romantici e quella del XX secolo. Ha un’infanzia difficile, segnata dalla morte del padre e dalle seconde nozze della madre con un ufficiale di carriera, severo e rigido. Baudelaire non perdonerà mai alla madre tale tradimento, il loro rapporto diventa sofferente, alimentato da impulsi di vendetta del figlio e da insofferenza per il patrigno, che lo porteranno ad un profondo senso di solitudine e angoscia durante l’intera sua esistenza, anche con tentavi di suicidio.

La vocazione poetica si rivela precocemente, ma è ostacolata dai genitori, i quali nel 1841 lo persuadono a compiere un viaggio in India, dal quale il giovane Charles ritorna ancor prima di essere giunto a destinazione.
Da questo momento riprende la sua vita di dandy, incline alla collera e all’impulsività, completa la propria autodistruzione con hashish, oppio e alcool: illusorie soluzioni alla tristezza e alle delusioni. Questo periodo di libertà assoluta e di ricerca del piacere, coincide con una fase creativa molto fertile, il riconoscimento della sua abilità di scrittore, giunge nel 1848, curando la pubblicazione delle sue traduzioni sull’opera di Poe: scrittore con il quale condivide una profonda inquietudine. Nel 1857 stampa la raccolta “ I fiori del male”, la quale è sequestrata per oltraggio alla morale pubblica, l’autore condannato ad una pena pecuniaria e alla soppressione di sei componimenti, riabilitati solo nel 1949. Dopo lo scandalo editoriale, continua il suo lavoro di critico, difendendo le opere di Wagner, Manet, Balzac e Flaubert, ma non dimentica la sua poesia con l’edizione “Lo spleen di Parigi”, versi nei quali riprende la tematica de “I fiori del male”.

A quarantatre anni, ignorato dai suoi contemporanei, indebolito nel fisico, decide di lasciare Parigi per Bruxelles, ma ben presto si convince che il Belgio è solo il ritratto canzonatorio della Francia borghese. Malato di sifilide, muore dopo una lunga agonia tra le braccia della madre, il 31 agosto 1867 e sepolto nel cimitero di Montparnasse, accanto alla tomba del patrigno. Baudelaire è un personaggio singolare nella letteratura francese, celebrato come anticonformista e immorale, nei suoi versi analizza il male fisico e mentale, mette a nudo il lacerante sentimento di infelicità che tocca l’uomo e l’artista. La poesia rivela uno scrittore con un mondo interiore disperato, con proprie scelte psicologiche, anche se sino a qualche decennio fa, si parlava di lui come un celebratore del peccato e del satanismo.

Egli esprime così il dramma del proprio tedio, dello "spleen": parola inglese che significa milza, organo che secondo Ippocrate, secerne la bile nera, responsabile del carattere malinconico. Un uomo, facile preda di questo avvilimento, un poeta inibito a toccare il lato divino della propria vita, un artista che coglie significati superiori solo con la poesia. Ha scritto Paul Valéry: " I fiori del male non contengono né poemi né leggende, né altro che abbia a che fare con una forma di racconto. Non vi è alcuna tirata filosofica. La politica è del tutto assente… Il poeta è il traduttore, colui che traduce i geroglifici del mondo e coglie le corrispondenze della natura, i sottili misteriosi legami attraverso i quali i profumi, i colori e i suoni si rispondono”.

Lo stesso Baudelaire scrive: “ solo l’immaginazione contiene la poesia”, e proprio l'immaginazione deve consacrare la natura, riunire in un unico quadro armonioso, l'universo che i sensi dell’uomo riconoscono come folle e contraddittorio. La sua è una condivisione passionale per ogni forma di vita, dalla più pura alla più immorale, inclusi il vizio, la malattia, la morte. Ma ciò che lui trasmette, è lo spettacolo disumano del tormento dell’uomo, del proprio distacco, dell’immenso bisogno d’amore mai soddisfatto. Baudelaire: un poeta emarginato, incapace di dare voce alle esigenze comuni, creatore di uno squarcio tra la vita, intreccio di eventi miseri e inattesi, e l’arte, ultimo riparo dalla realtà, salvezza nel rigore delle sue forme, unica perfezione e grazia a cui l’uomo - poeta può anelare. Un artista consapevole della propria ambiguità, capace di vivere solo nel dolore, nella voluttà, nella noia e nel rancore.

 




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